Cappellani del lavoro di Genova2020-07-01T18:29:13+02:00

Il Mondo del Lavoro Dice: GRAZIE!

Un grato saluto al Cardinal Angelo Bagnasco – che ha accompagnato

la pastorale del lavoro in questi ultimi 14 anni.

Salutando l’Arcivescovo che termina la sua missione come Vescovo di Genova, noi cappellani vorremmo ricordare alcune caratteristiche del suo impegno verso la Città e il Mondo del Lavoro.

Per prima cosa bisogna mettere in evidenza come tutto il suo ministero pastorale abbia voluto preservare e consegnare ai successori questa peculiarità della Chiesa genovese: non solo impegnandosi a pubblicizzare dentro e fuori la Diocesi il modo unico con cui si svolge la pastorale del lavoro a Genova, e suggerendone la imitazione anche al di fuori, ma soprattutto affiancando molti giovani sacerdoti della Diocesi – pur nella gravissima penuria di clero – alla Fondazione A.R.M.O.

In secondo luogo non possiamo dimenticare tutti gli interventi – la maggior parte dei quali non sono noti al grande pubblico – a favore delle aziende e dei lavoratori, nella perdurante crisi economica che ha praticamente accompagnato tutto il suo mandato a Genova.

Un segno evidente di questo sostegno è anche la decisione di celebrare personalmente molte delle S. Messe pasquali negli ambienti di lavoro, arrivando nel 2019 addirittura a celebrarne 14, e altrettanto aveva in progetto di fare quest’anno, se non fosse sopraggiunta la pandemia che ha costretto a sospendere ogni celebrazione con partecipazione di popolo.

Vorremmo infine rimarcare l’efficacia e la competenza con cui ha preparato i messaggi e le omelie rivolte alla Città e al Mondo del Lavoro, specialmente nelle occasioni dei principali eventi pubblici a ciò dedicati: la S. Messa di S. Giuseppe in Cattedrale, il pellegrinaggio al Santuario della Guardia delle S.O.C. e del Mondo del lavoro, e il Te Deum di fine anno.

Una sintesi del pensiero del Card. Bagnasco sulla pastorale del lavoro genovese si trova nel breve indirizzo di saluto che ha rivolto a Papa Francesco, all’ILVA, durante la visita del 2017, che riportiamo integralmente.

24 giugno 2020 –  Solennità di San Giovanni Battista
dall’omelia del Card. Angelo Bagnasco nella S. Messa di saluto alla Diocesi e alla Città

A te, Genova
Qui, nella nostra splendida cattedrale custodita dal Capitolo dei Canonici, attorno all’altare il pensiero conclusivo è per te Genova. Alle Autorità civili e militari, alle Istituzioni che da quattordici anni guardano l’Arcivescovo e la Diocesi con benevolenza e fiducia, esprimo la mia commossa gratitudine e il mio cordiale saluto ed augurio.
Il rispetto reciproco ha ispirato proficue collaborazioni per il bene comune, e i nostri Sacerdoti, sparsi ovunque, ne sono testimoni, come pure la storica vicinanza della Chiesa ai lavoratori e alle loro famiglie fin dal 1943. I cappellani del lavoro ne sono prova discreta e fedele, convinti che a nulla giova il muro contro muro, e con lo sguardo teso all’occupazione, alla dignità, al pane e allo sviluppo, e questo in tempi di sole o di nubi, di successo o di amara delusione. Purtroppo, è un esempio unico, questo, in Italia.
Cari lavoratori, se sarò considerato vostro amico sarà per me un onore: la vostra vicinanza mi ha ricordato il duro lavoro di mio padre in fabbrica, e di mio nonno nel nostro porto.
Spesso nei vicoli mi avete fermato per un saluto, una confidenza, una preghiera, un caffè. Confesso che questi semplici gesti mi hanno incoraggiato, e resteranno tra i ricordi più belli. Un grazie a voi, operatori della comunicazione: abbiamo imparato a conoscerci, ed è cresciuto l’apprezzamento per il vostro compito di informare e formare.

Saluto del sindaco Marco Bucci al termine della Messa di San Giovanni Battista
Cattedrale S. Lorenzo – 24 giugno 2020

Eminenza Reverendissima,
purtroppo non so parlare così bene in genovese [ come don Parodi n.d.r ], devo dirlo in Italiano, ma è come se lo dicessi in genovese: per me è un grande onore essere qui a portare i saluti della città di Genova, una città che Lei ha così bene raccontato, delineato e descritto pochi minuti fa.

Ebbene: la Chiesa di Genova, a Genova, ha una importanza eccezionale, e direi ben più importante di molte altre città d’Italia e certamente di tante altre città d’Europa. E lo dico non solo per i fedeli che tutti i giorni fanno la loro attività dentro la società civile, ma lo dico per tutti i preti e i parroci che sono nelle parrocchie, lo dico per tutte le associazioni e le comunità che si occupano di quelli che hanno bisogno di aiuto, e fanno quelle cose che l’Amministrazione non riesce a fare, e aiutano l’Amministrazione veramente a servire la Città, lo dico per i cappellani del lavoro, che come lei ha ben detto, sono un orgoglio della nostra città, e aiutano a costruire quei posti di lavoro e quella realtà economica e sociale che è così importante per la nostra Città e che ci da la crescita e che ci da il futuro. A loro va il nostro ringraziamento perché fanno un servizio di cui noi siamo orgogliosi. Noi li abbiamo; vorremmo che li avessero tante altre città d’Italia e del mondo.

Sono stati 14 anni con tantissimi cambiamenti, l’avete detto prima. Cambiamenti in tante cose belle, e in tante cose meno belle, in tante cose facili e in tante cose molto difficili, ma la sua guida spirituale – glielo dico da genovese – è stata sempre capace a mantenere la mano sulla barra del timone. Ecco, questa è la cosa importante: la barra del timone dritta per quel percorso [ è quello ] che serve a tutti quelli che van per mare per arrivare al porto. Di questo la ringraziamo perché ha dato veramente un grande segnale a tutta la nostra Città e tutta la nostra Città lo ha colto.
Lo dico proprio sinceramente. Negli ultimi tre anni, che abbiamo fatto assieme, abbiamo affrontato grandi tragedie, le due più importanti le sapete tutti: dal ponte a questa emergenza. Ebbene: io ho dovuto fare tante volte scelte difficili e con Lei mi sono trovato sempre vicino a fare veramente quello che la nostra città aveva bisogno, a rimboccarci le maniche, tutti quanti assieme, a costruire quello che è il nostro futuro, per uscire dalle tragedie migliori di come ci eravamo entrati. Io di questo le renderò grazie, e le dirò grazie per sempre. Ma la Città stessa le dice grazie.

Sappiamo che Lei rimarrà qui a Genova, sappiamo che rimarrà intorno a noi, sappiamo che sarà possibile incontrarla a passeggio nei caruggi, o magari come hanno detto prima a prendere un caffè a Sarzana. Questa è una cosa che i genovesi gradiscono molto.
Io so che Lei farà ancora tanto per la nostra Città: farà ancora tanto con il pensiero, con la sua intelligenza e anche con le sue azioni, e di questo le dico nuovamente grazie.

Eminenza, io come persona, come sindaco, e a nome della città di Genova e di tutti i cittadini diciamo grazie per questi 14 anni, per come ha tenuto la mano ferma sulla barra del timone, e per come ha condotto la nostra città. Le diciamo grazie, le auguriamo buon cammino, e questo augurio le viene da tutta la Città, da quella città di Genova che Lei ha così ben descritto, che si porta dentro il cuore, assolutamente come noi.
Grazie!

ARCIDIOCESI DI GENOVA – UFFICIO COMUNICAZIONI SOCIALI
VISITA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Genova, 27.5.2017
SALUTO DEL CARD. ANGELO BAGNASCO

ORE 8.30 ‐ INCONTRO CON I LAVORATORI – STABILIMENTO ILVA

Santità, grazie per essere a Genova, e per avere accettato di fare il primo incontro con una nutrita rappresentanza di lavoratori. L’ho desiderato fortemente e Lei, Padre Santo, ha accolto subito la mia richiesta, poiché la situazione del lavoro – come Lei ha detto molte volte – è seria e grave: continua a colpire i giovani impediti di fare un progetto di vita, e gli adulti che hanno famiglia e impegni da onorare.
Il luogo che abbiamo scelto, e che è stato subito messo a disposizione, è emblematico del problema. L’attenzione che la Chiesa di Genova ha verso il mondo dei lavoratori ha preso a strutturarsi nel 1943, tanto che pubbliche autorità conferirono al Cardinale Arcivescovo Pietro Boetto il titolo di “Defensor Civitatis”. L’ambito privilegiato del rapporto della Chiesa genovese con la Città è da sempre il mondo del lavoro in tutte le sue componenti: lavoratori, proprietà, management, organizzazioni sindacali. Tale rapporto – con rispetto e discrezione riconosciute ‐ oltre la dimensione pastorale, ha sempre cercato di contribuire alla salvaguardia del tessuto portuale, industriale, la rete delle piccole e medie imprese, oltre che la preservazione dei centri direzionali esistenti.
Tale vicinanza continua attraverso l’opera dei Cappellani, un nucleo di Sacerdoti che – oltre ai compiti pastorali ordinari – assicurano la loro presenza nei luoghi di lavoro loro assegnati, accolti con fiducia e cordialità poiché è noto che essi desiderano solo il bene di tutti. Grazie Santo Padre.

Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo di Genova

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COME CONTRIBUIRE

RICORDO DI MONSIGNOR MACCHIAVELLO

“Il fuoco nella semplicità”

Ogni anno i Cappellani del Lavoro celebrano la S. Messa in occasione dell’anniversario della morte di Monsignor Luigi Macchiavello (1925-1976), successore di Monsignor Aurelio Torrazza (1912-1975) alla guida dell’ O.N.A.R.M.O., dal 1969 fino alla morte avvenuta il 31 gennaio 1976.
Così lo ricorda Monsignor Molinari nel 2001, a venticinque anni dalla scomparsa: “Di Monsignor Macchiavello rimane la testimonianza di una fedele e quotidiana dedizione alla Pastorale del Lavoro, di un sincero ed illimitato spirito di collaborazione con il proprio Vescovo… Larga parte dello stile che caratterizza la Fondazione A.R.M.O. trae origine dalla paziente opera di Mons. Macchiavello. Tutto fece nel silenzio, nell’umiltà, nella quotidiana presenza accompagnando e servendo l’A.R.M.O. in passaggi difficilissimi per la sua sopravvivenza, pur dovendo fare i conti con un fisico esile ed una salute cagionevole.”
Pubblichiamo il documento con le parole pronunciate dal Cardinal Giuseppe Siri alla Messa di trigesima – 1 marzo 1976 – dalle quali emerge, vivida, la personalità di Mons. Macchiavello.

Testo trascritto durante la celebrazione che abbiamo lasciato nella forma originale anche con qualche refuso

Ci ritroviamo qui per pregare per l’anima di Mons. Luigi Macchiavello e a riflettere, trenta giorni dopo la perdita, nel dolore, l’incredibile fatto che lui ci fosse scomparso. Questi giorni hanno fatto misurare meglio che cosa abbia mo perduto. Ci troviamo qui, io e i miei confratelli che da tanti anni ci occupiamo dell’assistenza religiosa e morale degli operai, ma principale quella che riguarda il più della loro vita. Ci troviamo qui come per raccoglierci in questo dolore, sotto le ali dal Padre che sta nei cieli, e abbiamo bisogno; ci pare di essere dispersi, e bisogna che non siamo dispersi, perché ci siamo sotto le le ali dal Padre che sta nei cieli. Siamo qui per ricordarci della Divina Provvidenza, la quale è più splendida quando nei cieli domina; e questa morte è stata un’ombra che è calata su tutti noi, credere a questa eterna Provvidenza, che pensa a tutti, anche all’incredibile piccolo, questa Provvidenza che riserva le sue risorse stupefacenti per i piccoli e per quelli che non sono inflati dalla loro intelligenza.
Come abbiamo detto, ora ci raccogliamo così in quest’atmosfera di preghiera dove il tempo tocca l’eternità, e dove chi è passato è come se ancor ci fosse, e in realtà c’è, come se nulla fosse stato reciso, allontanato, diminuito: il regista e la sensibilità della nostra anima, di affetto fraterno, d’amicizia, di stima.
Diamo ancora uno sguardo a lui. Ho scelto e letto questo brano del Vangelo, dove il signore dice che preferisce i semplici, perché lui fu semplice, non un sempliciotto, un semplice; i semplici possono avere tutto lo splendore della loro mente, e lui l’ebbe, ma senza senza quello costruzioni fantasiose e scio che che si fanno intorno, senza quella recitazione continua. Era rivelatore della sua semplicità con quel carattere immediato, spontaneo, si direbbe che tra la sua anima e quello che faceva e diceva, non ci fossero mai elementi diversi, e tutti l’avvertivano questo. Io l’avvertivo quasi ogni mattina quando passava da me per il rapporto: era, direi, una boccata d’aria fresca, cosa che a me non succede tutti i giorni e tutti i momenti, quando passo le ore a ricevere la gente che viene a portarmi i suoi dolori, non le gioie. Lo rivedo così; ma in questa semplicità c’era un guizzo d’anima, una prontezza a rivelare i problemi, a isolarli nella loro sostanza senza super affettazioni, senza gloriarsi.
Era piccolo e minuto come se la sua figura dovesse accompagnare questa semplicità immediata che toccava: allora ci sembrava una cosa naturale perché era sempre stato così; la sofferenza fisica che aveva conosciuto da molto giovane, l’aveva temprato, l’aveva aiutato ad essere così, ma in mezza a questa semplicità sentivamo un fuoco, c’era un fuoco. Arrivava dappertutto, non gli sfuggiva niente, volava, io dicevo,come volano gli uccelli, era dappertutto ed era tutto; aveva una forma semplice, senza circonlocuzioni a risolvere fin in fondo ogni cosa. Era così semplice, retto, buono e ci appare ancor oggi così; io credo che questa luminosità che ebbe in vita, l’abbia accompagnato sulle soglie dell’eternità. E se se siamo qui per pregare ancora per lui, è perché i conti con dio, sono affari molto seri, e pertanto anche le piccole sfumature che il mondo trascura, lassù hanno esito, hanno riflesso e sono invocazioni di giustizia; per questo preghiamo, ma ci confortiamo che quando uno si presenta all’eternità, può avere, non sappiamo se l’abbia, può avere il beneficio immediato di tutte le preghiere che si faranno nei trigesimi e per gli anni venturi, perché Dio è eterno e pertanto sa già quel che si farà per lui, e se crede, nella sua misericordia, può fare beneficio immediato; io spero sia andata così; ed io spera anche che noi siamo sotto le ali del Padre che sta nei cieli, e spero che ad aiutare queste ali che si allargano su di noi, si siano i due che abbiamo perduto nel giro di otto mesi: Monsignor Torrazzae Monsignor Macchiavello, tutti e due. Noi umanamente li crediamo una perdita, siamo qui davanti a Dio, proviamo a pensarci che sono un acquisto: badate che dal Cielo si può fare di più che dalla terra, e così sia!

Incidente  Ansaldo Energia di Genova Campi

Con riferimento all’incidente mortale occorso a Eros Cinti, avvenuto in data 21 gennaio 2019 presso lo stabilimento Ansaldo Energia di Genova Campi, Sua  Eminenza il Cardinal Angelo Bagnasco e i Cappellani del Lavoro, profondamente addolorati, esprimono la loro vicinanza alla famiglia, ai colleghi e a tutta la comunità aziendale e affidano al Signore l’anima del nostro fratello caduto sul lavoro.

E’ dovere delle Chiesa difendere il Lavoro

Il contatto della Chiesa genovese con il mondo del lavoro è realtà quotidiana. Si concretizza attraverso il dialogo che i Cappellani del lavoro intrattengono con le Direzioni, con le organizzazioni Sindacali e con i lavoratori, in diretto contatto con le problematiche che emergono quotidianamente.

La difesa del lavoro, da parte dell’Arcivescovo e della Chiesa genovese, è un dovere primario perchè senza lavoro la dignità delle persone è profondamente ferita. Alla nobile causa del lavoro la Chiesa e i Papi, dal 1891, hanno dedicato riflessioni e divulgato insegnamenti, preso posizione e attuato interventi spesso risolutivi a livello mondiale.  Oggi Papa Francesco, tra le massime autorità mondiali, si distingue per la costante difesa del lavoro e contro la disoccupazione.

Difendere il lavoro vuol dire muoversi sul terreno della concretezza evitando inutili e nebulose elucubrazioni, guardando con attenzione a tutte le condizioni indispensabili affinché il lavoro ci sia e continui ad esserci. E’ questa la ragione per la quale la Chiesa genovese da sempre e oggi, in modo particolare, guarda con la massima attenzione all’impiantistica del Distretto delle Riparazioni Navali, alle infrastrutture portuali, al potenziamento del Cantiere navale di Sestri Ponente ed ai collegamenti per l’arrivo e la partenza delle merci. Tutti sanno che la logistica è un aspetto fondamentale per il buon stato di salute delle strutture produttive e quindi per i posti di lavoro. La catena montuosa dell’Appennino protegge Genova dai venti del nord ed, in passato, dalle invasioni dei nemici ma oggi ne ostacola le comunicazioni e il problema va risolto.

Il servizio della Chiesa genovese verso il lavoro e verso la città si attua anche attraverso il dialogo con le Pubbliche Istituzioni locali e nazionali. Esse, indipendentemente dagli schieramenti politici di appartenenza, hanno il grave dovere della custodia del Bene comune. Con esse la Chiesa genovese è lieta di intrattenere un dialogo rispettoso e franco, esprimendosi con fermezza su quegli aspetti da essa ritenuti rilevanti agli effetti del Bene comune. Si tratta di un diritto dovere al quale la Chiesa non deve e non può rinunciare.

Monsignor Luigi Molinari

Vicario Episcopale per il Lavoro

Le settimane sociali

Alla prossima settimana sociale parteciperanno alcuni responsabili del mondo del lavoro che frequentano le nostre riunioni e iscritti al Percorso di formazione politica della Diocesi.

www.settimanesociali.it

Video intervento Danilo Moresco per le Settimane sociali

Video intervento Dott.ssa Colombari per le Settimane sociali

Comunicato Mons. Luigi Molinari sull’Ilva

La solidarietà ai lavoratori dell’Ilva ci tocca profondamente, è lontana da ogni ombra di retorica e segnata da vicinanza e condivisione. Vicinanza intessuta nel corso di decenni di presenza nello stabilimento di Cornigliano che ci fanno vivere la vertenza come una realtà che coinvolge e tocca profondamente il nostro cuore. La recente accoglienza riservata al Santo Padre ha dimostrato quanto sia profondo il legame della Chiesa genovese con lo stabilimento Ilva di Cornigliano.

La solidarietà va vissuta a nostro avviso con consapevolezze ineludibili, in vista di una giusta soluzione. La vertenza tocca le radici del tessuto umano della nostra città, duramente provato dalla crisi del lavoro e dalle inevitabili tensioni sociali che ne derivano. Fatti anche recenti di crisi aziendali creano un clima di amarezza da gestire con senso di responsabilità.

Lo stabilimento di Cornigliano, che rischia di perdere 600 posti di lavoro ha impianti validi, non obsoleti, maestranze capaci e motivate, alti indici di produttività. I risultati conseguiti rappresentano un patrimonio che la nostra città deve tener presente ed operare affinché venga responsabilmente considerato e valorizzato.
Le Organizzazioni Sindacali si trovano davanti ad un compito assai impegnativo: salvaguardare i diritti dei lavoratori, cercare di capire quali prospettive attuali e future il piano industriale della Arcelor Mittal prevede per lo stabilimento, quali investimenti sono previsti. Alle organizzazioni dei metalmeccanici non manca certo l’esperienza per condurre saggiamente le trattative.

La vertenza Ilva è posta in buona parte nelle mani del Governo. È chiamato in causa per ciò che è stato fatto, per ciò che è stato omesso e per ciò che oggi va fatto in tema di “politica industriale”. Abbiamo fiducia che ora tutto sia compiuto nell’interesse dei lavoratori e del tessuto industriale del nostro paese, fonte di lavoro per moltissime persone. Siamo certi che anche le Istituzioni locali non faranno mancare il loro interessamento per una giusta conclusione della trattativa. Inoltre la vicenda Ilva è in mano ad una società multinazionale. Un interlocutore non facile ma ineludibile. Altre società multinazionali operano nella nostra città. La chiesa genovese, nell’assoluto rispetto dei compiti delle Pubbliche istituzioni, delle Proprietà e delle Organizzazioni sindacali ha cercato di aprire un dialogo nell’interesse dei lavoratori e della città. E con questo stile è ben lieta di poter contribuire alla giusta soluzione della vertenza Ilva.

Mons. Luigi Molinari