1° incontro (12 ottobre 2019) Introduzione
Diap 2:
Appena l’enciclica era stata pubblicata, nel maggio 2015, ci eravamo riproposti di approfondirla, poi le varie urgenze ci hanno distratto, ma a distanza di 4 anni la sua importanza mi pare talmente evidente, che non possiamo più rimandare.
Io non credo che gli elementi (moltissimi, e non solo perché è di 192 pagine, e in parte innovativa per la riflessione teologica) siano stati compresi, e tanto meno messi in pratica nelle nostre comunità cristiane.
Facciamo fatica anche noi teologi a cogliere la portata delle affermazioni contenute, e le conseguenze che questo dovrebbe avere sull’insegnamento della teologia, la catechesi e soprattutto sulla morale cattolica.
Intendiamoci bene: le affermazioni contenute non contraddicono in alcun modo la Teologia tradizionale, e sono state precedute da molti segnali contenuti nelle encicliche e nell’insegnamento del Magistero: i temi sono quasi tutti anticipati dal Capitolo IV della Caritas in Veritate di Benedetto XVI, che aveva per titolo “Sviluppo dei popoli, diritti e doveri, ambiente”.
In tale capitolo, al n° 51, Benedetto XVI introduce un tema che diventa centrale in questa enciclica:
“Il modo con cui l’uomo tratta l’ambiente influisce sull’uomo stesso e viceversa: uno stile di vita sregolato e irresponsabile produce danni irreparabili all’ambiente, e uno stile di vita “nel quale la ricerca del vero, del bello e del buono [..] siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti” (CA 36) è molto difficile da proporre e mantenere in un mondo degradato e trascurato”.

Diap 3:

Un’altra novità è la destinazione del documento: già Giovani XXIII con la Pacem in Terris aveva osato scrivere non ai soli fedeli, ma anche “a tutti affermando così che alcuni obiettivi – fondamentali – come la pace fra i essere raggiunti con lo sforzo dei soli credenti, ma è necessaria la collaborazione di tutti coloro che ne comprendono l’importanza, anche se non credono in Gesù Cristo o addirittura in Dio. Questa affermazione è diventata scontata, e tutti i documenti di DSC successivi sono stati indirizzati anche a chi non appartiene alla Chiesa Cattolica (vedere ad es. GS 2). Papa Francesco dice che vuole rivolgersi ad “ogni persona che abita questo pianeta”, senza entrare nel merito se sia o meno di “buona volontà”, perché – sembra far capire – se la casa va a fuoco, tutti, indistintamente, buoni e cattivi, devono collaborare a salvarla! Nel ricordare il cammino fatto dalla comunità cristiana, e in particolare dai Papi suoi predecessori, sul tema della attenzione all’ambiente, dopo aver citato, come dicevo (san) Giovanni XXIII, Paolo VI, (san) Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Papa Francesco si sofferma per ben due paragrafi sul contributo del Patriarca Bartolomeo I, Vescovo Ortodosso di Costantinopoli, che da vent’anni si batte per la presa di coscienza che c’è una grave responsabilità morale nei comportamenti non rispettosi della natura, che danneggiano l’ambiente, creato da Dio. Anche la scelta di Papa Francesco, con un messaggio congiunto con il Patriarca Bartolomeo nel 2017, di unirsi, come Chiesa Cattolica, alla giornata mondiale per la Salvaguardia del Creato, che si svolge il 1° settembre, capodanno ortodosso, su proposta fatta nel lontano 1989 dell’allora patriarca di Costantinopoli Dimitrios I che, nell’enciclica indirizzata per l’inizio dell’anno ecclesiastico, scorgeva tutto il pericolo per il deteriorarsi dell’ambiente, e avvertiva tutta la responsabilità della Chiesa nei confronti dell’opera di Dio, indica il riconoscimento del ruolo di traino che la Chiesa Ortodossa ha avuto in questo ambito. Una attenzione che ha aperto inattesi scenari di collaborazione fra le due Chiese sorelle.

Diap 4:

 Tre numeri infine sono dedicati a San Francesco: Quanto sia centrale per Papa Francesco l’ispirazione del Santo di Assisi si intuisce ad es. dalla frase al n° 10:
“In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore”. L’amore di San Francesco, e non solo il rispetto, per la natura in quanto creatura di Dio, fa capire, secondo Papa Francesco, che per una ecologia integrale non basterà la scienza (che comunque è spesso richiamata come fondamentale nel documento) ma ci vorrà l’affetto: “La povertà e l’austerità di San Francesco non erano un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di più radicale: una rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e di dominio”. [n° 11]

Diap 5:

Dall’indice del documento notiamo come la struttura sia quella ormai consolidata per i documenti di Dottrina Sociale della Chiesa (a scanso di equivoci lo stesso Papa al n° 15afferma che questa enciclica si “aggiunge al Magistero sociale della Chiesa”): Analisi della realtà – Fondamenti teologici – Sviluppo del tema, anche con argomentazioni razionali – Linee di azione Questo schema, rivoluzionario, rispetto allo schema dei documenti teologici tradizionali che sono piuttosto deduttivi (Fondamenti Biblico-Teologici => Affermazioni Dogmatiche) e non hanno né l’analisi, né il confronto con la ragione, e spesso neppure indicazioni operative, è stato introdotto proprio dai documenti sociali: La Gaudium et Spes del CVII è l’esempio tipico di questo approccio, seguito poi da tutte le successive encicliche sociali, e poi anche da quelle di argomenti morali o pastorali. Questo è molto importante perché: 1. indica chiaramente in quale contesto il documento è scritto e a quale fine, evitando che le affermazioni siano estrapolate dal contesto storico o culturale, o vengano utilizzate al fine di far dire al documento cose che non erano nelle intenzioni di chi l’ha redatto 2. distingue chiaramente le affermazioni che si basano sulla fede da quelle che possono essere condivise da persone non credenti, suggerendo quindi spesso anche una traccia per il possibile dialogo con i non credenti. Questo permette da una parte di dare motivazioni fondate sulla Rivelazione e il Magistero ai credenti, ma dall’altra di aggiungere anche motivazioni razionali per facilitare il confronto 3. inserisce strutturalmente in un documento teologico la dipendenza delle scelte concrete dal confronto con la realtà (cioè dice che NON È DATO A PRIORI lo schema di comportamento più efficace in un certo contesto: l’esempio della parrocchia, nata dopo 2 secoli di tentativi nel V secolo, istituzionalizzata nel Lateranense IV nel 13° secolo!)

Diap 6:

Lo stesso Santo Padre ci fornisce una serie di chiavi di lettura trasversali, indicando le “attenzioni di fondo” che percorrono l’intero documento (di solito bisogna andarsele a cercare, scoprendo magari cose che l’autore non sapeva neppure di avere in mente…): Questi che lui chiama “assi portanti” e che vedete in questa diapositiva, li approfondiremo man mano che emergono dal testo. Ma sappiamo già che sono intenzionalmente presenti nel testo, e non una nostra interpretazione. Prendo ora in considerazione rapidamente solo quelli che non si spiegano da soli: Paradigma della tecnologia come potere: come si vedrà abbondantemente al Cap. Terzo (nn. 106-114) il Santo Padre intende quel riduzionismo che – partendo dall’idea scientifica che “possiamo conoscere solo ciò che è sperimentabile” – riduce la realtà di fronte a noi ai soli elementi che abbiamo già capito, ritenendo di poter sfruttare ogni situazione, senza limiti e senza immaginare che possano esserci risvolti ignoti. Senso umano dell’ecologia: Papa Francesco collega il classico termine ecologia a dimensioni impensabili, come la struttura sociale e politica di una nazione [142], la tutela del patrimonio storico, culturale e architettonico di un luogo [143], le relazioni umane di vicinanza e calore [148], la proprietà della casa (!) [152], il rispetto del proprio corpo come dono di Dio [155] e perfino la ricerca del bene comune [156- 158] => è quello che chiama “ecologia umana” La cultura dello scarto: è un termine che abbiamo imparato ad usare; Papa Francesco lo applica ai rifiuti non reintegrati nel ciclo produttivo [21], ma anche alle persone non integrate nella società (“rifiuti umani”) [45-46], e perfino ai bambini rifiutati dai genitori perché non rispondono alle loro aspettative [123].

Diap 6:

Lo stesso Santo Padre ci fornisce una serie di chiavi di lettura trasversali, indicando le “attenzioni di fondo” che percorrono l’intero documento (di solito bisogna andarsele a cercare, scoprendo magari cose che l’autore non sapeva neppure di avere in mente…): Questi che lui chiama “assi portanti” e che vedete in questa diapositiva, li approfondiremo man mano che emergono dal testo. Ma sappiamo già che sono intenzionalmente presenti nel testo, e non una nostra interpretazione. Prendo ora in considerazione rapidamente solo quelli che non si spiegano da soli: Paradigma della tecnologia come potere: come si vedrà abbondantemente al Cap. Terzo (nn. 106-114) il Santo Padre intende quel riduzionismo che – partendo dall’idea scientifica che “possiamo conoscere solo ciò che è sperimentabile” – riduce la realtà di fronte a noi ai soli elementi che abbiamo già capito, ritenendo di poter sfruttare ogni situazione, senza limiti e senza immaginare che possano esserci risvolti ignoti. Senso umano dell’ecologia: Papa Francesco collega il classico termine ecologia a dimensioni impensabili, come la struttura sociale e politica di una nazione [142], la tutela del patrimonio storico, culturale e architettonico di un luogo [143], le relazioni umane di vicinanza e calore [148], la proprietà della casa (!) [152], il rispetto del proprio corpo come dono di Dio [155] e perfino la ricerca del bene comune [156- 158] => è quello che chiama “ecologia umana” La cultura dello scarto: è un termine che abbiamo imparato ad usare; Papa Francesco lo applica ai rifiuti non reintegrati nel ciclo produttivo [21], ma anche alle persone non integrate nella società (“rifiuti umani”) [45-46], e perfino ai bambini rifiutati dai genitori perché non rispondono alle loro aspettative [123].

Diap 7-8:

L’elenco delle Conferenze Episcopali citate in Nota è impressionante: ho contato 16 citazioni di C.E. e 4 di Commissioni Affari Sociali/Pastorale Sociale delle C.E., oltre ad una nota che cita un Colloquio promosso dalla Federazione delle C.E. Asiatiche. Si potrebbe pensare ad un vezzo di Papa Francesco che, oltre a citare San Tommaso d’Aquino, il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, i Papi precedenti, Romano Guardini, il Concilio Vaticano II, Tommaso da Celano e perfino un mistico Islamico, inserisce dei riferimenti al magistero dei Vescovi di tutto il mondo. Non è così, evidentemente, per la quantità e qualità delle citazioni: delle categorie di fonti qui elencate solo i Papi precedenti sono citati più volte delle C.E. ! (ho contato 72 citazioni dei Papi precedenti contro 20 delle C.E.) In effetti sembra proprio una caratteristica di Papa Francesco, ed è evidente anche nelle altre sue encicliche, magari non con questa proporzione, ma sicuramente è una novità degna di nota: come prima impressione sembra voler prendere sul serio l’affermazione del CVII che nel decreto Christus Dominus sull’ufficio pastorale dei vescovi al n°3 recita “I Vescovi, partecipi della sollecitudine per tutte le Chiese, esercitano il loro ufficio episcopale […] uniti tutti in un collegio o corpo, rispetto a tutta la Chiesa di Dio”. E al n°6 “I vescovi, come legittimi successori degli apostoli e membri del collegio episcopale, sappiano essere sempre tra loro uniti e dimostrarsi solleciti di tutte le Chiesa; per divina disposizione e comando dell’ufficio apostolico, ognuno di essi, insieme con gli altri vescovi, è in certo qual modo responsabile della Chiesa”. Ma un altro messaggio che sembra lanciare è “non sono da solo a guidare il popolo di Dio, ma siamo in tanti vescovi, ognuno con le proprie peculiarità e conoscenze, a lavorare insieme per trovare soluzioni alle problematiche complesse del mondo moderno”. Infine emerge una azione pastorale del Vescovo di Roma che valorizza e fa tesoro di quanto dicono e insegnano gli altri vescovi, invece di parlare come se sapesse già tutto: una interpretazione originale del compito che Cristo dà a Pietro, di far crescere nell’unità e di “confermare nella fede i fratelli”..